Forme Scultoree di Lebeničnik Leonardo

LeoBNFiltro

Leonardo Lebeničnik

nato a Tuzla
(Bosnia ed Erzegovina)
il 12.10.1970
residente a TENNA (Trento)
in Via Pellere, 25

Telefono 0461.700096

Porfido Piangente

Il vecchio Simone non ebbe il coraggio di alzare la testa e guardare quello che si trovava davanti a lui.

Chiuse gli occhi coprendosi il viso con le grandi mani ruvide. Era passato tanto tempo da quando era andato via, una vita.

Allora uscire dalla valle era un'avventura, e lui aveva attraversato l'oceano. Ricordava un ragazzino di soli 11 anni, ricordava il vento teso del mare che gli faceva svolazzare i capelli rossicci. Ma lui non aveva freddo, lui aveva il suo cappotto. Un bel cappottino verdegrigio, un po' stretto, con le maniche un po' corte, è vero, ma lungo fino alle ginocchia. Guardava spesso quell’infinità di acqua e cielo che lo circondava.

In lontananza, in mezzo al nulla, vide un albero. Per un istante rimase sbalordito ma piano piano il suo sguardo quasi preoccupato si trasformò in un misterioso sorriso. La sua mente, come fosse una piuma trasportata dalla brezza, cominciò a volare. La sua immaginazione, dapprima con timidezza, poi via via con maggior sicurezza e vigore, lo portava sempre più in alto, sempre più lontano.

Volava sopra il mare, sopra i monti, sopra le più alte vette rocciose, sopra la sua valle. Certo gli mancava la sua piccola valle, ma egli era felice. Egli andava lontano. Andava nelle terre lontane per diventare un uomo, per diventare un posatore.

 

A 17 anni Simone divenne un uomo. Non aveva più il suo vecchio cappottino. Era diventato troppo piccolo, non ci stava più dentro. Ma aveva il cappello. Aveva un cappello comperato con il suo primo, vero stipendio. Era diventato posatore. Un bravo posatore, preciso, veloce, rispettato.

Ogni tanto, mentre sistemava i suoi metri quadri di cubetti di porfido, alzava lo sguardo al cielo. Il suo viso si trasformava in un sorriso misterioso. La sua fantasia riprendeva a volare. In lontananza vedeva l’albero, il suo albero che gli stava sorridendo.

 

Simone aveva 34 anni quando nacque sua figlia. Sua figlia, la cosa più meravigliosa che gli fosse mai capitata. Voleva tanto bene a quella creaturina e nello stesso tempo era spaventato all'idea che le potesse capitare qualcosa di male. "Mio Dio" ripeteva spesso tra sé e sé "proteggi Tu questo pulcino, questa briciola d'oro e di seta".

Era un uomo realizzato e felice. Aveva una casa, una famiglia, un lavoro. Era uno dei posatori più ascoltati e richiesti. Non ricordava nemmeno più i nomi di tutte le vie e piazze che aveva pavimentato con quelle pietre squadrate e rossicce. Se avesse messo in fila uno dietro l'altro tutti quei cubetti di porfido, sarebbe già arrivato alla sua antica casa, alla sua valle nascosta.

Ogni tanto sostava, rigirava un cubetto fra le mani, lo fissava attento, talvolta anche lo annusava. Gli pareva avesse un profumo quasi di nostalgia. In fin dei conti provenivano entrambi, lui e il porfido, dalla stessa valle, la Val di Cembra. Avevano anche lo stesso soprannome: Cembrano.

Alzava allora lo sguardo al cielo, cercando il suo Angelo Custode e la sua mente riprendeva a volare il consueto volo. Rivedeva il suo albero lontano, vago e minuscolo dapprima, poi sempre più nitido, più grande. E sempre la stessa forma: un salice piangente.

 

Simone aveva 63 anni e non posava più porfido. Aveva altro, ora, da fare. Teneva la sua nipotina sulle ginocchia, giocava a cavalluccio con la sua Nicol. Ogni tanto le faceva di botto mancare la sella e le raccontava la storia della barca, le storie della montagna e dei lupi. E quando le diceva ch'era stanco, che doveva riposare un poco, la bimba lo pregava di fermarsi, di raccontare ancora.

Sul suo viso rugoso tornava quel misterioso sorriso e la sua mente riprendeva ancora a volare, e rivedeva il suo albero che sempre l'aspettava, così chiaro e cristallino come mai prima l'aveva veduto. Ora però l'albero lo stava chiamando, e lui era assai stanco e aveva tanto bisogno di riposare.

Fece la valigia e per la seconda volta varcò l'oceano, come andasse incontro a una seconda vita. E si rassicurava: "In fin dei conti tutti abbiamo diritto a una seconda occasione”.

Il vecchio Simone trovò il coraggio di togliere dalla faccia le grandi mani ruvide. Alzò la testa e aprì gli occhi. Era passato tanto tempo da quando era partito. Una vita. Il suo viso, ora così serio, ritrovò d'un tratto il sorriso misterioso e la sua mente riprese l'antico volo ma davanti a sé, là dove una volta ritrovava la vecchia casa, vide il suo albero. Le lacrime, pesanti come la pietra, rimasero sospese nell'aria.

 

Porfido Piangente

 

Adesso riposa Simone. Il suo viso non troverà più quel misterioso sorriso e la sua mente la smetterà di volare. Ora avrà solo da sognare. E sognerà il suo albero con gli infiniti cubetti, come dei frutti proibiti, appesi ai rami sottili. Il suo porfido piangente.

 

 
  Leonardo Lebenicnik
ottobre 2009