Forme Scultoree di Lebeničnik Leonardo

LeoBNFiltro

Leonardo Lebeničnik

nato a Tuzla
(Bosnia ed Erzegovina)
il 12.10.1970
residente a TENNA (Trento)
in Via Pellere, 25

Telefono 0461.700096

Ultimo Alpeggio

Ultimo Alpeggio

C’era una volta, non tanto tempo fa, sulle colline montuose dei Balcani, un gregge di pecore. Era un grande gregge che pascolava, si spostava, conduceva una vita normale e tranquilla. Alla guida del gregge c’erano i capi branco, montoni più forti, intelligenti, rispettati da tutti e dotati di particolari caratteristiche: dei veri e propri leader. Ma sopra di loro, in cima alla scala gerarchica, intento a osservare il gregge dal pascolo più alto, c’era il «vecchio montone».

 

Come in ogni favola, un gregge di pecore non significa niente senza pastori, cani e, naturalmente, lupi. Il «vecchio montone», consapevole dei pericoli e della sua responsabilità, fece adottare al gregge una strategia che rendeva molto difficile la vita ai lupi. Seguendo il consiglio del loro capo, le pecore restavano unite, e più passava il tempo più i lupi pativano la fame, dimagrivano e andavano su tutte le furie.

 

Passò così un lungo, duro periodo per i lupi dei montuosi Balcani, costretti ad abbandonare i pascoli, a cercare cibo altrove e a chiedere aiuto ai lupi di altri pascoli. Le pecore del gregge, intanto, continuavano a restare unite. Si aiutavano a vicenda, correvano in soccorso di chi era in pericolo, non litigavano mai. Nei momenti più difficili si riunivano, discutevano e alla fine trovavano sempre una soluzione, una via d’uscita.

 

I lupi, esasperati, decisero allora di aggredire direttamente il «vecchio montone», ma non riuscirono nemmeno ad avvicinarlo. Era sempre ben protetto, rispettato, amato da tutto il gregge, anche dall’agnello più piccolo. I lupi dei montuosi Balcani dovettero rassegnarsi a emigrare definitivamente. Non fu affatto un bel periodo per loro, mentre le pecore, guidate dal severo capo branco, vissero una lunga stagione di sviluppo e prosperità. I pascoli erano sempre più verdi, perfino l’erba aveva un gusto più buono, speciale. Le cose andarono avanti così per un bel po’.

 

Molto tempo dopo, il «vecchio montone», invecchiato, cominciò a perdere la sua autorità. Un giorno di primavera, il gregge si fermò di colpo: il «vecchio montone» era morto. Milioni di pecore piansero e giurarono sulla sua tomba di non dimenticarlo mai, di continuare sulla strada che lui aveva loro indicato e di seguire sempre le sue indicazioni. Cantarono anche delle canzoni, e lo trasformarono in un idolo.

 

Qualche tempo dopo, i lupi cominciarono a farsi rivedere nei dintorni del pascolo, e notarono subito che qualcosa era cambiato. Le pecore non erano più così unite, litigavano spesso, cominciarono a dividersi in gruppi più piccoli, in tribù. I giovani capi branco diventarono sempre più intraprendenti, furbi ed egoisti, e in breve tempo cominciarono a cospirare uno contro l’altro. Qualcuno di loro si rivolse perfino ai lupi per chiedere aiuto.

Tornò così per i lupi un periodo di prosperità. Dovunque andassero, trovavano sempre carne fresca. Le pecore, invece, erano sempre più divise: sostenevano di non avere niente in comune, affermavano che il pericolo era ormai passato, che bisognava cambiare strategia e che era giunto il momento per ognuno di affermare la propria identità. Arrivarono perfino a non capirsi più, a parlare lingue diverse. Gli insegnamenti di «vecchio montone» svanirono nel nulla.

Il grande gregge finì per dividersi in tanti greggi diversi. Solo alcune pecore rimasero fedeli all’idea del loro Capo, ma ben presto, ignorate da tutti, si smarrirono e restarono senza un proprio pascolo.

Oggi molte di loro ricordano ancora, con nostalgia, il loro «vecchio montone» e i loro bei pascoli: il loro ultimo alpeggio.

 

 

Leonardo Lebeničnik
agosto 2008