Forme Scultoree di Lebeničnik Leonardo

LeoBNFiltro

Leonardo Lebeničnik

nato a Tuzla
(Bosnia ed Erzegovina)
il 12.10.1970
residente a TENNA (Trento)
in Via Pellere, 25

Telefono 0461.700096

I Girasoli

 

girasoli

 

Prima di partire per un lungo viaggio il Giardiniere sparse attorno alla casa sua, la casa dov’era nato, dei piccoli semi neri.
I suoi vicini e parenti scrollarono la testa, per niente convinti. “Bisogna sempre seminare le colture che promettono meno” sorrise il Giardiniere, sicuro di sé. “Ma perché?” gli chiesero, guardandolo con stupore. “Perché” disse, aprendo leggermente le mani “Se non viene un buon raccolto, si rimane meno delusi. Fate il vostro lavoro con molta cura e amore” concluse “e ricordatevi di una cosa assai importante: le foglie secche non vanno tagliate. Lasciatele in pace, esse cadranno da sole.”
Per anni, mentre girava il mondo facendo il suo lavoro, al Giardiniere giungevano notizie del suo campo di girasoli. I fiori non crescevano soltanto nel campo accanto a casa sua ma anche nelle vallate circostanti. Essi facevano la loro passeggiata quotidiana e crescevano delle bellissime piante verdi con grandi fiori dal cuore e dai petali gialli.
Molti anni dopo, tornando a casa, il Giardiniere vide campi e campi di girasoli estendersi per tutta la regione. Non erano campi precisi, ordinati, con piante di identica altezza in linee dirette. Sparse qua e là in valli e su colline, su fino alle alte cime rocciose, erano alcune alte, forti,rigogliose; altre più piccole e stentate secondo l’ambiente. In montagna certo mancava il sole e faceva più freddo. Ma non quello spaventava il Giardiniere. Egli temeva il vento.
Dalla finestra aperta, dal letto della sua casa egli poteva ammirare il frutto della sua immaginazione. l suo sogno si era realizzato, ma gli occhi non brillavano di gioia, di entusiasmo come allora. Era consapevole che i suoi giorni erano contati, che il mondo doveva passare ai giovani, e lui era ormai vecchio. Chiese alla nipotina di leggergli una poesia. “Quale poesia vuoi che ti legga, nonno?”
“Quella di quel vecchio poeta indiano…” La bimba la conosceva bene; prese il libro in mano,  cercò la pagina e lesse.

                                    “Pianta, quando non sarò più in questo mondo
                                      il fruscio delle tue foglie in primavera
                                      dirà al passante:
                                      Il poeta, quando era vivo,
                                      ha amato.”

La bimba chiuse lentamente il libro. Il nonno s’era addormentato.
Passarono altri anni e i girasoli continuarono la loro vita, i loro giri quotidiani sulla terra. Poi il tempo cambiò. Sulle terre alte, sulle colline il clima si faceva sempre più rigido, il sole appariva sempre meno e la piacevole brezza si trasformò in un vento selvaggio.
Le distese di girasoli diventarono sempre più rade, sempre più piccole. Le piante più alte e grosse, per cogliere un po’ più di sole, sterminarono quelle più deboli attorno a loro. E alla fine i girasoli rimasero rinsecchiti, irrigiditi, chinati in direzione del vento occidentale. Trentatré girasoli, solo trentatré girasoli, proprio come nel vecchio scioglilingua.

 


 
Leonardo Lebenicnik
marzo 2010