Forme Scultoree di Lebeničnik Leonardo

LeoBNFiltro

Leonardo Lebeničnik

nato a Tuzla
(Bosnia ed Erzegovina)
il 12.10.1970
residente a TENNA (Trento)
in Via Pellere, 25

Telefono 0461.700096

Armonia ed equilibrio nelle originali composizioni - M. Martinelli - 2011

Armonia ed equilibrio nelle originali composizioni


Una parte profonda della ricerca artistica di Leonardo Lebenicnik, è nei tanti “perché?” a lui rivolti da una bambina di sette anni, sua figlia e preziosa assistente, nei momenti di creazione. Pretese insistenti, richieste puntuali, interlocutorie di chi non si accontenta di risposte facili, di soluzioni ovvie. E sono spiegazioni che non sempre arrivano immediate perché la ricerca e ancora in corso e quanto fatto e detto, non basta. C’e un po’ questa sospensione nell’atmosfera che circonda le opere esposte di Leo: si riconoscono le tante spinte, le successive tappe in questo percorso meditato, riflessivo, intimo, dove ogni l’azione importante non è rivolta allo scolpire  quanto all’assemblare materiali diversi fra loro ma che tornano, costanti, nei lavori.
Pezzi di legno dove la sua mano aggredisce poco la materia prima, se non nel girare, rigirare, svoltolare per trovare finalmente, un assestamento della figura accanto ad altri elementi naturali, come pietre, ciottoli, sassi, raramente modellati, oppure a lamine di ferro sottili o più ingombranti, curvate o diritte, importate da altri contesti o funzioni.
Forme assemblate quindi, raramente scolpite, alla ricerca di un equilibrio trovato negli accostamenti tra i materiali, nel loro contatto reciproco, nello spazio contenuto del telaio di una vecchia finestra che presta i suoi contorni come confini del nuovo lavoro.
Oggetti trovati o già modellati dalla Natura, maestra prima, che l’artista di origini balcaniche convoglia nell’opera, cautamente avvicinati, tra loro in convivenze alle volte contenute, alle volte più libere, in giochi di espansione o compressioni fin quasi claustrofobica.
C’e un pensiero rinchiuso del 2003 in esposizione: due assi in legno, forse una porta, sicuramente private della funzione originaria di soglia, per allinearsi separate su un fondo nero a  evocare un altro tipo di spazio oltre, non solo fisico.
C’e ancora traccia di una serratura, ora diventata solo un piccolo rettangolo di ferro ma arricchita di una nuova dimensione estetica: storie remote di vecchie case, di posti lontani, magari solo accennati  o solo evocati soprattutto trasfigurati.
Altre composizioni ammiccano a forme antropomorfe, vagamente e silenziosamente alluse: profili umani, corpi, volti, forse ricercati dal nostro bisogno di distinguere, di riconoscere quanto vediamo, ma forse sono semplicemente belle, esteticamente ricche, nel armonia e nell’equilibrio che esprimono.



Maria Martinelli

Agosto 2011