Forme Scultoree di Lebeničnik Leonardo

LeoBNFiltro

Leonardo Lebeničnik

nato a Tuzla
(Bosnia ed Erzegovina)
il 12.10.1970
residente a TENNA (Trento)
in Via Pellere, 25

Telefono 0461.700096

La Fonte - Luciano Coretti - 2011

La Fonte

"Di parole che tutti dicono sono fatte le frasi che non si udirono mai". Non ricordo chi sia l'autore di questa frase così acuta, ma trovo che ben s'adatti per un discorso su Leonardo Lebenicnik e la sua opera.

A me, ma penso a tutti coloro che conoscono le sue opere, appare evidente che questa definizione così centrata del - nel caso specifico – scrittore o poeta, possa e debba essere applicata pari pari alle sculture, se un nome va dato alle sue opere, di Leonardo.

Egli non usa la materia come supporto per realizzare la sua intuizione, la sua idea, la sua opera d'arte; non si tratta di semplice sostanza bruta, informe, da usare, plasmare, modellare, piegare a quanto egli, l'artista, intende con essa esprimere.

Non impone, insomma, alla materia - cosa passiva - il proprio personale, interiore monologo ma ha con essa un vero, sincero, profondo, essenziale dialogo.

La guarda, la palpa, la ascolta, si sforza di capirla, di viverla e dopo, ma solo dopo, ci aggiunge il suo, quanto di essa sente e in se stesso sente, e la trasforma. Aggiunge, toglie, assembla, prova... dettagli, magari, o poco più, senza mai snaturarla ma semmai aggiungendo, con determinazione, certo, ma altrettanto rispetto, quel tocco di creatività che le cose non hanno ed egli, come artista, possiede. E l'opera germoglia - idee e cose - non su di loro, ma assieme a loro.

Come le "parole" per il poeta così per Leonardo si tratta di "cose" che tutti vedono, dicono, toccano, ma per tutti - quasi tutti - sono solo, per l'appunto, semplici cose, spesso inutili scarti di cose e nulla più. E lo sono veramente, s'intende. Leonardo non scopre tesori e nemmeno pregi nascosti, Leonardo li crea.

Legni, sassi, ferri, parole - cose da nulla eppure egli riesce, senza violentarli, senza snaturarli, a costruire qualcosa di una qualità diversa senza turbare o nascondere la loro sostanza.

Anzi, valorizzandola, e senza travestimenti e questo è il punto essenziale. Per questo ho parlato di "dialogo" e non di "monologo". Gli elementi materiali che tratta rimangono tutti perfettamente individualizzati, perfettamente riconosciuti e riconoscibili pur essendo perfettamente riconosciuta e riconoscibile la parte sua, la parte, altrettanto vera ed essenziale, dell'artista.

A questo punto poco importa se si tratta di strutture complesse, simbolicamente decifrabili e suscettibili di introspezioni più o meno filosofiche, di estemporanee intuizioni sostanzialmente emotive o di rarefatti e gradevoli oggetti estetici. Poco importa anche ricercare quanto di quel dialogo sia riferibile alle cose, quanto a Leonardo.

Le cose sono mute e Leonardo è assai schivo... ed è bene sia così, perché l'opera, ogni opera, una volta finita vive - e deve vivere - di una vita sua personale, autonoma, che non schiaccia e distrugge nulla di quanto l'ha creata ma lo trascende.

Un po' troppo ingarbugliate, probabilmente, queste parole, ma scopo di ogni opera d'arte è anche far pensare e se io penso ingarbugliato, scusatemi.

Quel che è certo è che non solo i lavori di Leonardo si fanno guardare, ammirare, ma fanno anche pensare. E non è poco.


Luciano Coretti

Caldonazzo, 23 agosto 2011