Forme Scultoree di Lebeničnik Leonardo

LeoBNFiltro

Leonardo Lebeničnik

nato a Tuzla
(Bosnia ed Erzegovina)
il 12.10.1970
residente a TENNA (Trento)
in Via Pellere, 25

Telefono 0461.700096

Artigiano che ama il suo lavoro - Luciano Coretti - 2007

 

Artigiano che ama il suo lavoro

 

Se e quanto Leonardo Lebeničnik sia grande artista non so ma non è questo che ritengo sia il caso di esplorare: ognuno può vedere con i propri occhi quel che fa e non penso ci sia bisogno di insegnare cosa e come guardare.

 

Forse però è il caso di fare un passo più in là, passare dal "guardare" al "vedere".

Io vorrei parlare di Leonardo come di uno che oltre a guardare anche vede, che oltre a registrare ciò che lo - ciò che ci - circonda, riesce anche a dare spessore, essenza, anima a quanto ha colto.

Non è un ambizioso Leonardo e spero non se n'abbia a male se lo chiamo, in questo senso, un artigiano. Egli non "usa" la materia per esprimere ciò che sente e nemmeno "estrae" dalla materia stessa la figura che dentro vi coglie. Quasi timidamente, con marginali apporti personali, con piccoli interventi umani cerca di rendere il nocciolo, il nucleo essenziale, quasi il simbolo di quanto già è ed è, in sé, bello.

Il ragazzo che ha lasciato casa, famiglia, affetti, un passato e un futuro se non tracciati - un ragazzo appena, in fondo, egli era - quella sua Tuzla che ancora oggi si ricorda per la barbarie umana che lì si è scatenata, è arrivato in Trentino con un bagaglio addosso certo non da poco ma, invece di crollarci sotto, lo ha utilizzato come una pedana. Ha smesso l'università - non so che facoltà frequentasse, ma poco importa - ma ha trovato un lavoro che s'avvicina a quello del medico. Cura le lesioni che l'uomo ha inferto, magari a fin di bene, alla natura. Ripulisce le cicatrici delle ferite, ristabilisce, quanto e come può, l'ordine turbato, l'armonia infranta. Tecchiaiolo nelle cave di marmo, disgaggiatore nel linguaggio corrente. Alpinista funambolo sulla roccia, la cura, ripulisce, "libera", rende sicura; ne elimina le tecchie, macchie e difetti. 

Questo il lavoro di Leonardo, questo il suo approccio, da maestro, all'arte. E non a caso uso, per lui, il termine "maestro" che troppo spesso in modo affatto abusivo utilizzano abitualmente gli artisti. 

Come ho già detto, Leonardo non apre i suoi sogni, la sua fantasia, il suo estro artistico al mondo animale: ne ha avuto abbastanza. Vive, sente e interpreta il regno vegetale e minerale, le cose che costituiscono la radice più profonda, asettica, pura - perché irresponsabile - della vita. La sente profondamente, questa natura immobile e pulita e quasi timoroso la fa sua, la interpreta prima di tutto dentro di sé e la tocca poi e ritocca piano piano, a piccoli gesti, a minime interferenze quasi affettuose. Evita di modellarla, evita di estrarre da essa la propria personale visione interiore. E' bella, la sente bella in sé, è in sé arte e Leonardo si sforza di entrare in empatia con essa, di sentirne le vibrazioni intime che emana e di riassumere, di concentrare in scarsi, essenziali tratti quell'intrinseca bellezza, la profonda, sostanziale armonia." 

E' per questo che - in modo niente affatto riduttivo - lo ho chiamato "artigiano", termine che, oltre a contenere in sé l'arte, ha una coloritura più umile, sì, ma anche più viva, più - credo di poterlo ben affermare - più umana.

E come gli antichi artigiani è anche maestro. Nelle sue opere vi è l'amore per il suo lavoro e sono certo che nel suo lavoro vi è lo stesso attento, delicato, paziente, rispettoso affetto che pone nel realizzare le proprie opere. 

Sono piante e pietre, sono legni, e sassi come i milioni e i miliardi di altri legni e sassi, anche spesso più spettacolari, graziosi, accattivanti... legni e sassi che guardiamo ogni giorno, che assumono, nel nostro Trentino, consistenza e gloria spettacolari tanto da rendere famosa nel mondo intero la nostra regione. E che noi, dalle nostre finestre e ad ogni curva della strada "guardiamo".

Bene, con la sua sensibilità d'artista Leonardo tenta di farceli "vedere". 

Manca spesso, purtroppo, nelle sale in cui espone, un elemento essenziale: il contesto, lo sfondo. Le opere di Leonardo non sono pensate e sentite per "vivere" al chiuso, non "respirano" fra le quattro mura del privato individuale. Né altrimenti potrebbe essere. E' assurdo pensare a un medico che cura qualsiasi parte del corpo dimenticando l'intero individuo su cui interviene. 

Tuttavia, nonostante tale - pur necessaria - limitazione, potrà ben essere la nostra fantasia a ricostruire lo scenario idoneo, il palcoscenico naturale in cui idealmente inserirle. Non occorre a nessuno grande sforzo e comunque si tratta di intervento consueto a chi si pone davanti ad una qualsiasi opera d'artista. Solo che in questo caso non va filtrata attraverso l'estro individuale l'opera sola ma anche il contesto da noi stessi ricreato in cui si situa. Non credo sia gran fatica, ma ne vale la pena. E, se entriamo nell'ottica del guardare - vedere diventa un esercizio quasi spontaneo. 

Non so se l'uso che faccio dei due vocaboli, solitamente usati come sinonimi, sia chiaro. Forse non riesco ad utilizzare, come mi ero ripromesso, parole sufficientemente semplici e piane.

Intendo porre la differenza fra ciò che entra dentro di noi tramite gli occhi e ciò che diventa dopo che l'abbiamo distillato attraverso la nostra sensibilità, il nostro affetto, i nostri sentimenti. Insomma, la differenza che corre, per un miope, fra la visione con gli occhiali e senza occhiali. Perché mica solo gli occhi talvolta devono portare le lenti. Anzi spesso avremmo bisogno degli occhiali sull'anima perché anche questa ha diritto di "vedere" e di "guardare", guardare e vedere bene.

E in questo Leonardo ci può dare un grande aiuto.

 aprile 2007
Luciano Coretti